Gli sarà attribuita dal consiglio comunale nel mese di luglio

Anche il consiglio comunale di Seregno tributerà, con ogni probabilità nel mese di luglio, la cittadinanza onoraria a monsignor Bruno Molinari, prevosto della città per quattordici anni. Il riconoscimento giunge in un momento di particolare significato simbolico per don Bruno: il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale e la vigilia del suo congedo dalla comunità seregnese. 

Un doppio traguardo, dunque, che l’amministrazione comunale ha scelto di celebrare con il massimo riconoscimento civico a disposizione della città. Non un atto formale, ma un gesto di rispetto civile.

Prima di ripercorrere i precedenti storici, vale la pena soffermarsi sul significato profondo di questo riconoscimento. La cittadinanza onoraria a un prevosto non è un atto scontato né una consuetudine burocratica: è una forma di rispetto che l’autorità civile, pur nella propria dimensione di laicità, sceglie di rendere al valore comunitario espresso dalla comunità cristiana. 

È il riconoscimento che una città fa a sé stessa, ammettendo che parte della propria identità, della propria coesione e della propria storia è stata plasmata anche dalla guida spirituale e umana di chi ha servito la parrocchia. 

Un gesto che non confonde i piani — civile e religioso — ma li riconosce entrambi come costitutivi della vita di una comunità. Una tradizione consolidata, almeno nell’età repubblicana.

Le radici di questa tradizione affondano nel Novecento. Monsignor Enrico Ratti, prevosto per circa metà del secolo scorso, ricevette infatti onori civili nel 1953, con la medaglia d’oro di cittadino benemerito che gli fu appuntata dal sindaco Giovanni Colombo

Pur con una forma ed una titolazione leggermente diversa da quelle attuali, la città trovò il modo di rendere omaggio a un uomo che aveva attraversato decenni di storia locale, dalla Grande Guerra al dopoguerra, accompagnando generazioni di seregnesi.

Più simile a quello attuale è quello di monsignor Luigi Gandini, che il 6 maggio del 1994 ricevette dalle mani del sindaco Evita Bovolato il riconoscimento mentre era ancora formalmente in carica e residente in città. In quel caso la ricorrenza era il trentesimo anniversario di prevostura. Proprio perché il premiato abitava ancora a Seregno, si parlò di cittadinanza benemerita: la cittadinanza onoraria, infatti, è tradizionalmente associata a chi non risiede nel Comune che la conferisce. In quella occasione, monsignor Gandini rivolse davanti al consiglio comunale riunito un discorso in cui trasparivano ammirazione, affetto e gratitudine per la comunità civica seregnese. 

Diverse le vicende di monsignor Bernardo Citterio e di monsignor Silvano Motta, che il ringraziamento formale dalla città lo hanno ricevuto diversi anni dopo la conclusione del loro incarico pastorale. 

Monsignor Citterio, infatti, prevosto fino al 1963, è stato riconosciuto cittadino onorario seregnese (anche qui davanti al consiglio comunale) solo il 24 ottobre 1998, quando era sindaco Gigi Perego. Monsignor Motta, invece, ha dovuto attendere nove anni dalla fine del suo incarico prima di ricevere l’onorificenza, conferitagli il 21 maggio 2019, sindaco Alberto Rossi. Questa volta concessa dal consiglio comunale con voto espresso ed unanime. 

Con monsignor Molinari, Seregno sceglie ancora una volta di non aspettare: il riconoscimento arriva con il prevosto ancora formalmente in carica e residente in città, quasi a voler fissare in un atto ufficiale il legame costruito in oltre un decennio di presenza e guida della comunità. Come del resto testimoniato in occasione dei festeggiamenti per il 50° di sacerdozio di don Bruno di domenica 14 giugno.

Come per Ratti e per Gandini, anche Molinari riceve l’onorificenza da un sindaco con cui ha condiviso un periodo di cammino reale, fatto di incontri, di decisioni cittadine, di momenti pubblici e privati che solo la prossimità nel tempo può creare. 

La scelta sarà di affidarsi al voto espresso dal consiglio comunale per imprimere all’atto il massimo peso istituzionale, collocando questo congedo tra i più solenni che la città abbia riservato ai suoi prevosti. E ricorda, ancora una volta, che certi riconoscimenti non parlano solo di chi li riceve, ma di come una comunità sceglie di raccontare sé stessa.


S. L.