Incontro con il vescovo mons. Franco Giulio Brambilla ed il teologo Alberto Conci

Promosso dall’associazione “Dare un’anima alla città”, lo scorso 15 settembre presso la sala mons. Gandini si è tenuto l’incontro sul tema: “Chi è l’uomo – Sfide della Chiesa del Concilio Vaticano II per una nuova cultura dell’uomo”. 


L’incontro è stato introdotto da don Francesco Scanziani e si è avvalso degli autorevoli contributi di mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e del prof. Alberto Conci, docente e filosofo.


A oltre sessant’anni dalla sua conclusione, i relatori, entrambi teologi,  si sono interrogati sul significato storico e spirituale del Concilio Vaticano II, soffermandosi in particolare sul ruolo dei laici e sulle risposte da offrire alle grandi sfide dell’uomo contemporaneo.


In apertura di serata, don Francesco Scanziani ha richiamato l’enciclica ‘Magnifica humanitas’, in cui papa Leone  XIV pone l’alternativa tra costruire la “torre di Babele” oppure edificare la “città di Gerusalemme”. L’obiettivo primario è la promozione di una vita dignitosa per tutti e la costruzione condivisa di una vera “cultura dell’umano”.


Il Concilio Vaticano II, che con papa Paolo VI ha posto al centro delle sue riflessioni la grande domanda: «Chiesa, chi sei?», ha spalancato le porte della Chiesa al mondo contemporaneo, lasciandoci un’eredità che ancora oggi interroga le nostre comunità ecclesiali.


Nel corso della prima relazione, mons. Franco Giulio Brambilla ha ripercorso le tappe storiche del Concilio (1962-1965). Se inizialmente papa Giovanni XXIII pensava di definire il rapporto tra Chiesa e mondo contemporaneo in tempi brevi, l’assise si è trasformata fin da subito in un profondo esame di coscienza su questioni centrali per l’umanità e per la Chiesa, con i grandi temi della libertà e della coscienza personale.


Da questa riflessione è nata l’apertura a un dialogo impegnativo con il mondo, un cammino non privo di sbandate o deviazioni, che ha richiesto nel 2005 l’intervento di papa Benedetto XVI per riaffermare la verità sul Concilio. Come ha ricordato il vescovo di Novara, le resistenze e i dibattiti fanno parte della storia della Chiesa; la missione fondamentale resta sempre quella di portare il mondo a Cristo e Cristo al mondo.


Mons. Brambilla ha poi sintetizzato le grandi svolte teologiche del Vaticano II. Dal modello piramidale al popolo di Dio: superato il primo schema rigido (De Ecclesia), la costituzione Lumen Gentium ha rivoluzionato la prospettiva ponendo al centro il mistero della Chiesa e la dignità del popolo di Dio. Tutti i battezzati – laici e consacrati – sono valorizzati in virtù della comune vocazione universale alla santità.


Inoltre, è stato riconsiderato il rapporto tra Papa e vescovi, oltre che tra sacerdoti e laici, sottolineando la centralità della comunione ecclesiale e l’articolazione tra ministeri ordinati e istituiti. La Chiesa non esiste per sé stessa, ma è orientata al Regno di Dio e ha il compito primario di donare Cristo all’umanità intera. Questo passaggio richiede un profondo cambio di mentalità che coinvolge sia i presbiteri sia i laici.


La seconda relazione, tenuta da Alberto Conci, si è concentrata sulla costituzione pastorale Gaudium et Spes, approvata proprio nell’ultimo giorno del Concilio. Anticipata dall’enciclica ‘Pacem in Terris’ di Giovanni XXIII e seguita dall’istituzione della Giornata mondiale della pace ad opera di Paolo VI, la Gaudium et Spes è nata in un’epoca complessa e segnata dai traumi del secondo dopoguerra, riuscendo tuttavia a scorgere nel mondo autentici “germi di speranza”.


Il prof. Conci ha sottolineato l’importanza della preposizione «nel» contenuta nel titolo (La Chiesa ‘nel’ mondo contemporaneo). Non si tratta di un’opposizione («Chiesa o mondo»), tipica dell’epoca dello Stato Pontificio e neanche di un semplice accostamento di due realtà separate («Chiesa e mondo»). La parola «nel» indica che la Chiesa si riconosce parte integrante del mondo contemporaneo.


Attraverso questa immersione nella storia emerge la centralità dell’uomo, il quale, con la sua vocazione, appartiene a Dio ed è chiamato all’incontro con Lui come un fiume che fluisce verso il suo destino ultimo. Per questo motivo la Gaudium et Spes segna una rottura positiva con il passato, rivolgendosi non solo ai cattolici, ma a tutti gli uomini di buona volontà per leggere e interpretare i «segni dei tempi».


Infine, il relatore ha evidenziato alcune delle caratteristiche antropologiche ed etiche delineate dal testo conciliare, come la centralità della coscienza, intesa come “sacrario interiore” dell’incontro con Dio, e l’apertura alle relazioni e alla responsabilità verso il prossimo.


La Gaudium et Spes invita ad andare oltre un’etica dei principi e a costruire un’etica della responsabilità, chiamando la politica a una mediazione alta che sappia declinare i valori fondamentali nella concretezza sociale, abbracciando ambiti decisivi quali cultura, famiglia, economia e politica. E descrive la pace non come mera assenza di guerra, denunciando la corsa agli armamenti e condannando fermamente i genocidi e la guerra totale, ma come un laborioso percorso di giustizia e di solidarietà tra tutti i popoli.


Paola Landra