La cerimonia di consegna si è svolta domenica 4 ottobre in sala mons. Gandini

Nella mattina di domenica 4 ottobre (memoria di San Francesco d’Assisi a 800 anni dalla morte, scelta probabilmente inconscia che ha portato il tutto sotto la protezione di un santo che amava la quotidianità e la concretezza della vita), il Comune di Seregno ha proposto in sala Gandini una cerimonia di consegna delle benemerenze civiche. 


Una opportunità che mancava, uno spazio, un tempo e un modo per riconoscere pubblicamente chi ha mostrato spirito di servizio, chi ha reso onore alla città, chi ha saputo esprimere concretamente amore per la propria comunità. 


Negli anni Seregno aveva già costruito importanti occasioni di riconoscimento: il premio Mimosa dedicato alle donne, le onorificenze legate alle eccellenze sportive, quelle rivolte alle imprese storiche. Non c’era, però, un momento che fosse rivolto a tutti. Attuando un regolamento del 2008, per anni rimasto sulla carta, si è dato vita ad un percorso che va oltre la semplice consegna di un riconoscimento. Un percorso che è soprattutto un modo attraverso cui la città si ferma, guarda se stessa e sceglie di dire pubblicamente grazie a chi, nel tempo, ha contribuito a renderla migliore.


La prima cerimonia delle benemerenze civiche condotta dal sindaco Alberto Rossi coadiuvato dall’assessore Federica Perelli  è stata soprattutto un grande momento di emozione e di passione civica. Sono stati consegnati il premio «Il Patriarca», il premio «La Torre» e il premio «Città di Seregno», insieme a diverse menzioni d’onore e speciali.


Il premio «Il Patriarca» è stato assegnato a Carlo Perego (cultore e divulgatore della storia cittadina) e, alla memoria, all’ex sindaco Gigi Perego. Sono state inoltre conferite menzioni d’onore a Giovanni Nespoli (storico funzionario comunale, poi consigliere della Fondazione Ronzoni Villa), Gianni Bignardi (colonna dell’associazione Auto Amica) e Mario Tagliabue (già assessore, poi impegnato in numerose associazioni di volontariato). Esperienze differenti, ma accomunate da una lunga capacità di mettere competenze, tempo e passione a disposizione della città.


Il premio «La Torre», dedicato a enti e associazioni che hanno operato concretamente a beneficio della comunità, è andato al Gruppo Alpini di Seregno, mentre una menzione d’onore è stata attribuita al Club Alpino Italiano – Sezione di Seregno. Due realtà con una lunga storia alle spalle, espressione di quella cultura del servizio che si manifesta soprattutto nei momenti in cui una comunità ha bisogno di qualcuno che sappia esserci.


Infine il premio «Città di Seregno», destinato a chi ha saputo legare il nome della città a una dimensione nazionale o internazionale, è stato assegnato a Cancro Primo Aiuto, con una menzione speciale al Circolo ACLI Leone XIII. Anche in questo caso, due esperienze diverse che raccontano come il radicamento nella propria città possa accompagnarsi alla capacità di costruire relazioni e generare valore ben oltre i suoi confini.


Dietro ogni riconoscimento non c’è soltanto una storia personale o associativa, ma c’è un pezzo della storia della nostra città. Ci sono anni di impegno, di presenza, di disponibilità. Ci sono persone che hanno scelto di mettere competenze, tempo ed energie a disposizione degli altri. E c’è un elemento che accomuna esperienze anche molto diverse: la generosità.


Una generosità che non si esaurisce nel ruolo ricoperto o nell’incarico svolto. Le storie che si è voluto riconoscere raccontano persone capaci di andare oltre il proprio compito, oltre il proprio spazio, oltre la dimensione strettamente personale. Persone e realtà che hanno saputo avere una prospettiva, una visione, e trasformarla in qualcosa di concreto per gli altri.


È questo, forse, il messaggio più importante di questa prima edizione, che ha raccontato la Seregno del bene. Una città che non si limita a vivere dentro i confini delle proprie esigenze quotidiane, ma che sa guardare agli altri, prendersi cura, costruire relazioni, custodire la memoria e aprirsi al territorio e al mondo.


Una città nella quale il senso di appartenenza non è soltanto un sentimento, ma diventa azione. Diventa volontariato, impegno culturale, attenzione alle fragilità, educazione, partecipazione, capacità di esserci nei momenti di difficoltà. È attraverso queste azioni, spesso quotidiane e talvolta silenziose, che una comunità costruisce nel tempo il proprio patrimonio più prezioso.


Per questo le benemerenze non sono soltanto un riconoscimento rivolto a chi le riceve. Sono anche uno specchio nel quale tutta la città può riconoscersi. Ricordano che una comunità non è semplicemente un insieme di persone che abitano nello stesso luogo. È una comunità quando esistono valori condivisi e destino che accomuna, quando qualcuno sente che ciò che accade agli altri lo riguarda, quando il bene comune diventa una responsabilità personale.


Le benemerenze civiche servono anche a questo: a rendere visibile quel filo spesso invisibile che unisce generazioni, esperienze e mondi diversi. A dire che l’impegno di una persona può diventare patrimonio di tutti. E che il bene fatto per la propria città non è mai soltanto un fatto individuale.


E’ stata la celebrazione di un’idea di Seregno: una città che sa riconoscere il valore dell’impegno, che sa essere grata e che sa trasmettere alle nuove generazioni il significato concreto delle parole comunità, servizio, responsabilità e solidarietà. Perché anche dire grazie è un atto civico. E quando quel grazie diventa pubblico, istituzionale e condiviso, diventa memoria collettiva.


È questo il senso più profondo delle benemerenze civiche: riconoscere chi ha fatto la propria parte e, nello stesso tempo, ricordare a tutti che una città migliore si costruisce quando ciascuno sceglie, nel proprio campo e secondo le proprie possibilità, di fare la propria parte.


Sergio Lambrugo