L ‘omelia nella messa vespertina in Basilica San Giuseppe il giorno di Capodanno
E’ consuetudine in Basilica San Giuseppe che la messa vespertina della festività di Capodanno venga celebrata da una personalità ecclesiale del momento.
In passato e per diversi anni ha visto all’altare il vescovo monsignor Bernardo Citterio, già prevosto della città dal 1957 al 1963, poi vescovi anche stranieri in visita o cardinali in quiescenza, ultimamente monsignor Silvano Motta, da quando nel 2012 aveva lasciato l’incarico di guida pastorale della città.
Quest’anno è stato il turno del concittadino monsignor Angelo Frigerio, che terminato l’incarico di vicario generale dell’Ordinariato militare d’Italia, si è messo al servizio della comunità pastorale san Giovanni Paolo II pur continuando a svolgere il suo compito di cappellano del comando Nato di Milano oltre che dell’esercito italiano per la Lombardia.
Proprio per il suo ruolo e per il grado militare che ancora ricopre (generale di corpo d’armata) la sua omelia è parsa particolarmente significativa.
Mons. Frigerio ha infatti illustrato ai fedeli il messaggio di papa Leone XIV in occasione della 59ma giornata mondiale della pace che cade proprio il 1° gennaio.
Ha dunque esordito affermando:
“Le parole del santo padre si sviluppano intorno a quattro articolazioni: “La pace sia con te, la pace di Cristo risorto, una pace disarmata, una pace disarmante”.
E ha così proseguito:
“Il papa sintetizza in poche parole il nucleo del messaggio, evidenziando come Gesù, rivolgendo il suo saluto agli apostoli, adotta per primo questa espressione: “Pace a voi” e la ripete per tre volte, con lo scopo di rasserenare gli apostoli rinchiusi ed impauriti per il loro destino. Con il saluto, dopo la seconda volta, Gesù investe gli apostoli della loro missione: ‘Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi’. Missione di annunciare il Vangelo, dono dello Spirito Santo, e il potere di rimettere i peccati”.
Nella seconda articolazione il celebrante ha quindi sottolineato che:
“Il Papa precisa che si tratta della pace di Cristo. La pace è un’esperienza di vita, che attraversa le prove storiche dell’esistenza di ciascuno di noi. ‘La pace esiste’, non teme il tempo, perché essa ‘ha il respiro dell’eterno’, le guerre, come coloro che le causano, passano ma la pace, sottolinea il papa: ‘Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo… è desiderio di ogni essere umano’”,
E ancora:
“Il Papa invita a fare propria la pace disarmata di Gesù perché disarmata fu la sua lotta. La pace di Gesù è possibile in ogni contesto storico, e continua Leone XIV, si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente delegare alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane”.
Il pericolo, quindi, della disumanizzazione ha rimarcato mons. Frigerio riprendendo le parole del pontefice è reale:
“Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati” favorendo “il risveglio delle coscienze e del pensiero critico”.
“Nell’ultima articolazione- ha proseguito il celebrante -il papa mette in evidenzia che la pace di Gesù è disarmante: Dio diventa bambino: ‘un Dio senza difese’! La fragilità umana, che tutti desideriamo superare rafforzandoci come persone e come popoli, porta alla luce alcuni aspetti profondi della nostra umanità, aspetti che rivelano la nostra indole e che ci rendono migliori di quello che rischieremmo di diventare con i nostri rafforzamenti artificiali e forzati”.
“La pace non è un’utopia”, “Un disarmo integrale”, scriveva san Giovanni XXIII nella “Pacem in Terris”, ha ripreso il cappellano militare, sempre riprendendo le parole del papa, è possibile “attraverso il rinnovamento del cuore e dell’intelligenza”, se gli esseri umani fossero disposti a smontare “gli spiriti” e “la psicosi bellicosa” in favore di una “vicendevole fiducia”; questo obiettivo: “è reclamato dalla retta ragione, è desideratissimo, ed è della più alta utilità”.
“Noi credenti - si è avviato quindi alla conclusione - siamo chiamati a vivere questi sentimenti fraterni e questa cultura della pace nella “azione”, nella “preghiera”, nella “spiritualità” e nel “dialogo ecumenico”. “Quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche” ha ripreso ancora Frigerio il messaggio della giornata, hanno il compito di promuovere i rapporti tra i popoli attraverso la: “diplomazia della mediazione, del diritto internazionale”, rafforzando le “istituzioni sovranazionali”. Come cristiani e come cittadini del mondo, ad ogni livello, siamo chiamati a diventare operatori della pace di Gesù nel mondo favorendo: “forme di associazionismo responsabile”, “esperienze di partecipazione non violenta”, pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala. È un impegno di tutti, rispetto al quale il papa si augura frutti efficaci anche a motivo del “Giubileo della speranza”.