Con l’aiuto di esperti e dello psicologo di comunità Davide Boniforti
Durante le messe e sui fogli degli avvisi settimanali di domenica 25 in tutte le parrocchie, e attraverso la diffusione di volantini, è stato comunicato l’avvio di un ‘tempo di ascolto’ e di riflessioni sulla comunità educante della comunità pastorale.
“A partire dai momenti difficili che abbiamo vissuto in questi ultimi anni - recitano l’annuncio e il comunicato - e guardando con speranza al futuro sono in programma momenti di ascolto di tutta la comunità cristiana.
Nel mese di febbraio verranno convocate le persone di alcuni gruppi già operanti nel campo dell’educazione (gruppo catechiste, gruppo educatori, gruppo 18-19enne, gruppo famiglie, rappresentanti dei gruppi sportivi, referenti della Casa della carità).
Chi non fa parte di questi gruppi, ma fosse interessato a partecipare a questa esperienza di ascolto comunitario può inviare una mail a: inascolto2026@gmail.com indicando nome e cognome ed età”.
Origini, ragioni, significato e obiettivi dell’iniziativa sono spiegati più diffusamente in una nota messa a punto dal gruppo di lavoro, che ha avviato questa fase già nei mesi scorsi, e che ha visto la partecipazione di alcuni laici e di don Francesco Scanziani e don Paolo Sangalli. Lavoro iniziato nella fase più delicata e al contempo difficile e dolorosa della vicenda che ha visto coinvolti alcuni giovani e ragazzi per i comportamenti inappropriati di don Samuele Marelli, responsabile della pastorale giovanile della comunità pastorale poi allontanato e sottoposto a giudizio canonico mentre il procedimento penale è tuttora in corso.
Superata la fase dell’emergenza è stato così proposto, anche al consiglio pastorale, l’avvio della nuova fase incentrata anzitutto sull’ascolto.
Di seguito il testo della nota del gruppo di lavoro.
“La nostra comunità di Seregno emerge da un anno segnato da una sofferenza profonda che non possiamo e non vogliamo ignorare. È una ferita che ha toccato tutti: ha minato la fiducia nella Chiesa, reso più incerti i legami; talvolta ha persino messo in crisi la fede in Dio. Soprattutto, portiamo nel cuore il dolore di chi più direttamente è stato ferito nell’anima: i giovani e le loro/nostre famiglie.
È innegabile che abbiamo attraversato una crisi di comunità, non di singoli. Al di là dei giudizi civili o canonici, come cristiani sentiamo il dovere di riconoscere che certi comportamenti non sono accettabili, vanno corretti e prevenuti. Lo dobbiamo alle vittime, alla nostra identità di Chiesa e lo chiede il Signore stesso.
Eppure, proprio in questo buio, abbiamo cercato luce nel Vangelo - come ci ha insegnato il card. C.M. Martini – certi che «lampada sui miei passi è la tua parola» (Sal 119,105). Questa fede ci sprona a reagire: ogni Krisis può trasformarsi in Kairòs, un’occasione di grazia, se vissuta insieme.
In questi mesi non siamo rimasti fermi. Abbiamo attinto alle energie migliori, guidati da esperti e stimolati dai giovani che hanno mostrato resilienza e reattività.
Ora ci è chiesto di essere all’altezza della situazione. Per questo, abbiamo scelto di non accontentarci del silenzio che segue il clamore, ma di guardarci dentro con onestà e riflettere su come siamo arrivati qui e su chi vogliamo essere ancora. Grazie al contributo di esperti – che gratuitamente hanno messo in gioco tempo e competenze – e all’apertura dello sportello presso il Consultorio, abbiamo coinvolto uno psicologo di comunità, Davide Boniforti (docente della Cattolica) per aiutarci a costruire un percorso che veda tutti protagonisti.
Sentiamo che nessuno può farcela da solo. Non ci basta ripetere «ciò che si è sempre fatto» o applicare «una pezza nuova su un vestito vecchio» (Mt 9,16). Il Vangelo ci chiama a rimboccarci le maniche e a rimetterci in cammino dietro al Risorto, che non smette di inviarci dicendo: «Andate e fate miei discepoli tutti» (Mt 28,19), con la certezza della sua promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni» (Mt 28,20).
Il percorso di ascolto comunitario che stiamo per intraprendere sarà già di per sé un frutto prezioso, perché sarà un concreto esercizio di sinodalità, sostenuto dalla parola di Gesù: «da questo sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35)”.