Ricordato il 7 giugno l’anniversario dell’ordinazione

Il 7 giugno scorso, durante la messa delle 11, insieme al mandato agli animatori dell’oratorio estivo, la comunità parrocchiale di S. Valeria ha ricordato che proprio quel giorno, quarant’anni fa, il vicario don Walter Gheno veniva ordinato sacerdote dall’arcivescovo, il cardinale Carlo Maria Martini. Per l’occasione, don Walter ha risposto ad alcune domande che permettono di conoscerlo meglio. 


Cosa rappresenta per te aver raggiunto l’anniversario di quarant’anni di sacerdozio?

“Quaranta come sappiamo è un numero nella Bibbia carico di significato. È un periodo che invita a una riflessione sul cammino percorso e insieme prepara a tappe successive. Pertanto è un’occasione propizia per ricapitolare questi 40 di sacerdozio e riaffidarli al Signore confidando più che mai sulla sua fedeltà,  sulla quale poggia e si sostiene il mio sì quotidiano”.

Quali sono state le principali tappe del tuo ministero, qual è stato il tuo percorso? 

“Due esperienze molto preziose agli inizi come coadiutore a Solbiate Arno e, poi, a Saronno a Regina Pacis. In seguito, 14 anni presso il Collegio Rotondi a Gorla Minore e a coordinare la pastorale giovanile in quel paese e a Prospiano. Successivamente l’esperienza di parroco a Rho, precisamente a S. Michele, a cui poco dopo si è aggiunta la parrocchia di Lucernate. E questo fino al 2022 quando a settembre ho iniziato una nuova tappa qui a Seregno, come vicario a S. Valeria”.

Quale è stata la ‘scintilla’ da cui è nata la tua vocazione?

“Sono state più scintille a pensarci bene.  Senza dubbio l’oratorio di Dugnano che è stata la mia seconda casa nella mia fanciullezza e preadolescenza, fino all’ingresso a Seveso in seminario a 14 anni. Luogo  rimasto sempre fondamentale per la mia formazione grazie al don dei miei tempi e ad altre figure educative. A questo si aggiunge un santo che con affetto definisco amico sempre fedele accanto a me: don Bosco.  Davvero un riferimento e un santo al quale ogni giorno affido tutta la gioventù. La sua vita è stata davvero illuminante e trascinante in ogni tappa della mia vita”.

Un ricordo del periodo di formazione in seminario.

“Ne parlavamo con il sorriso e tanta gratitudine tra noi compagni di messa quando qualche sera fa ci siamo trovati per festeggiare il nostro quarantesimo di sacerdozio. Tra gli innumerevoli ricordi, la netta sensazione di sentirmi sempre a casa in quel luogo e con quelle persone.  Non nascondo il dispiacere e la preoccupazione nel vederlo semivuoto in questo periodo. Un grazie speciale va ad alcuni sacerdoti incontrati in quegli anni che hanno lasciato un segno indelebile in me”.

Un ricordo del giorno dell’ordinazione.

“I ricordi di quel giorno, come facilmente è immaginabile, sono molti e si rincorrono tra loro. Prevale certamente la gioia di una meta raggiunta che coincideva con un inizio nuovo. Il dono e la bellezza per la presenza di tanti volti cari, in primis i miei familiari, non trovano parole per descrivere la gratitudine”.

A quali persone devi un particolare ringraziamento?

“Impossibile un elenco. Assolutamente una menzione particolare per il card. Carlo Maria Martini che mi ha ordinato 40 anni fa e che nella fede sento ogni giorno padre e maestro. E insieme a lui la mia famiglia e converrete con me nell’affermare che il grazie andrebbe scritto a caratteri più che cubitali!”.

Quali sono le principali gioie e quali le principali fatiche del ministero del sacerdote? 

“Non basterebbe un’intera pagina e nemmeno l’intero numero di questo mese per tentare di rispondere a questa domanda. Il timore più grande è quello di dare una contro-testimonianza. Recita un salmo “A causa mia nessuno resti confuso”. Prego perché questo non avvenga mai. E poi una fatica quotidiana, che diventa una grande grazia quando avviene il contrario, è il bellissimo e faticoso cammino nella comunione oltre ogni dissidio o spaccatura. Ogni passo verso l’unità è una grande gioia per il cuore di un sacerdote. Così pure quando percorsi personali spirituali come germogli fioriscono e portano frutti duraturi. Quando tocca con mano l’azione dello Spirito nei cuori e la fiducia come risposta... il pastore ha di che gioire e rendere grazie al buon Dio.
Dall’amore che avremo tra noi ci riconosceranno come discepoli di Gesù risorto! Insieme camminiamo in questa direzione. Ogni giorno un passo in più! Colgo l’occasione per ringraziare dei tanti segni di affetto e di augurio che ho ricevuto per questo anniversario di vita sacerdotale.  Per tutti una preghiera e su tutti invoco la benedizione del Signore”.

Quale messaggio vuoi mandare a tutta la comunità?

“Dall’amore in poi...”.


Paola Landra