L’esperienza di Elena Buratti in Brasile con l’Operazione Mato Grosso

Nella seconda metà del 2025 una studentessa di Seregno,  la 21enne Elena Buratti, ha deciso di trascorrere alcuni mesi in Brasile, in appoggio alla missione di Palmeirópolis, nella regione del Tocantis, gestita dall’associazione Mato Grosso, con la quale collabora come volontaria. Riportiamo un suo scritto, testimonianza di un’esperienza che l’ha molto coinvolta, vissuta a contatto con la realtà brasiliana densa di contrasti e caratterizzata da sacche di grande povertà.


Dalla sua esperienza è nata la proposta di finalizzare la carità di Quaresima della comunità pastorale alla missione di Palmeirópolis, ove c’è la necessità di allargare gli spazi dell’oratorio, riqualificare l’intonaco, l’impianto elettrico e audio e dotare la struttura di un’aula per la catechesi con 20 panche, di un palco per le attività e di un deposito.


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“Cari ragazzi, cari bimbi, cari tutti, scrivo una lettera perché mi viene un po’ più facile, sono abituata così... Mi vergogno un po’, vorrei che il mio nome non fosse da nessuna parte, vorrei stare nel silenzio, mi sento così piccola... Però lo faccio per le ragazze con cui ho vissuto, per i bimbi con cui ho fatto oratorio, per gli amici e le persone che sono ancora in Brasile (o in missione), amici che stanno regalando tutta la loro vita,  stanno scommettendo tutto e tutti i loro giorni, dalla mattina alla sera, solo per gli altri! Via le preoccupazioni, via le sciocchezze, via le cose superflue e cercare solo di ‘regalare’. 
Sono Elena, ho 21 anni e sono di recente tornata dal Brasile, dove sono stata sei mesi da giugno a dicembre. Ho vissuto in una casa insieme a 40 ragazze nella missione di Palmeirópolis dell’Operazione Mato Grosso. È una casa in cui si accolgono le ragazze che vengono dalle situazioni più povere, dove oltre a dare un’istruzione e soddisfare  i bisogni essenziali,  si cerca di piantare un semino buono nel cuore di queste ragazze, provare a mostrare  loro qualcosa di bello, di buono, insegnare a pensare un po’ anche  agli altri. Mi sono spaventata tanto nel vedere il “mondo” del Brasile, un mondo dove c’è tanto alcool che distrugge le persone, dove spesso anche i bambini sono coinvolti nello spaccio della droga, dove gli psicofarmaci sono dati a caso, i bambini  crescono soli e comunque poco accompagnati, un posto dove la malizia è negli occhi di tutti, dove la tecnologia ha investito un popolo molto semplice e  i bambini sono esposti alla  pornografia  fin dalla più tenera età. Stare là, stare davanti alle loro vite, mi ha fatto sentire tanto piccola, impotente e tanto tanto fortunata, per tutto quello che ho sempre ricevuto, il bene, qualcuno sempre a fianco, in grado di trasmettere alcuni valori, un modo bello di vedere la vita, ambienti belli, buoni, puliti. Non è merito mio, io non ho fatto niente per avere tutto, è stato solo un gran regalo. 
Stare vicino alle famiglie e ai preti che vivono in missione mi ha fatto innamorare di una vita regalata, una vita per gli altri, dove si prova proprio a mettere sempre di più gli altri al primo posto. A volte è faticoso, a volte richiede delle rinunce, a volte non è spontaneo, ma viene da una grande commozione, il cuore che si apre e non riesce più a chiudersi davanti alle vite dei “poveri” che sono volti, sono le ragazze con cui vivevo, i bambini del paese con cui la domenica giocavo in oratorio, i ragazzi con cui facevamo la pizzeria... le vecchiette che andavo a trovare…
Ora vi scrivo, perché c’è un’occasione che credo sia tanto bella: sta arrivando la Quaresima, un tempo importante. Forse possiamo provare tutti ad aprire un po’ il cuore, provare a tenerlo aperto, provare a guardare a qualcuno che in questo momento non è così fortunato come noi. Non voglio  sminuire tante situazioni che ci sono anche qui, anzi, invitarvi semplicemente  a guardare a qualcuno che ha bisogno... C’è un’occasione concreta per aiutare delle persone in Brasile: stiamo cercando di raccogliere dei fondi  per sistemare un luogo in cui  fare oratorio con i bambini di Palmeirópolis, una cittadina dove i bambini non vivono da bambini,  per dare un posto pulito a questi bimbi, un posto dove non si devono difendere, un posto dove possono giocare bene insieme, dove crescere nella bontà, dove mangiare delle buone merende, diventare amici.
Guardo ai bimbi di Seregno, che bello poter fare arrivare loro questo messaggio: ci sono bambini della vostra età che non hanno un oratorio come il nostro e tu, piccolino come sei, puoi fare un piccolo sacrificio per poterglielo regalare... Insieme si riuscirà. E lo stesso voglio dire ai ragazzi, agli adulti, ai genitori: pensate a quei genitori di Palmeirópolis che avranno un luogo dove poter fare crescere un po’ meglio i loro figli così come potete fare voi qui in Italia.
Scusate, non voglio fare grandi discorsi, solo vorrei proprio dirvi quanto è bello guardare a qualcun altro, provare a aiutare un pochino, nel nostro piccolo. 
Vi ringrazio di cuore”.
Elena Buratti