Riunito il 4 dicembre a San Carlo ha focalizzato i passi da compiere

Come riusciamo a confrontarci tra di noi per analizzare la nostra realtà di Chiesa e poter prendere delle decisioni? Quali fatiche e quali difficoltà, da una parte, e, dall’altra, quali i buoni germogli per un discernimento condiviso?


Queste sono le domande sulle quali è stato impostato l’ultimo consiglio della comunità pastorale, convocato lo scorso 4 dicembre nel salone della parrocchia di S. Carlo e moderato da Marco Cattazzo, che ha anche preparato un ricco dossier di materiali per aiutare la discussione.


Sono emersi numerosi spunti interessanti, usando come modalità di dialogo la conversazione nello Spirito, che prevede i seguenti passaggi: una invocazione iniziale; una lettura attenta delle domande e dei documenti forniti dopo una breve introduzione del moderatore; un primo intervento in cui ciascuno condivide quanto è risuonato dentro di sé e ritiene importante comunicare; un secondo intervento nel quale riportare all’attenzione quanto emerso di più significativo durante la condivisione. Infine, una sintesi finale condivisa sul tema discusso, per arrivare a una decisione.


Molto interessante, a mio parere, è stato il primo giro di interventi in cui ciascuno ha offerto a tutti gli altri la propria riflessione sulla corresponsabilità. Ascoltare i diversi punti di vista a partire dalla propria esperienza di vita ha arricchito tutti gli altri e ha messo in evidenza l’importanza e la bellezza dell’essere una comunità di persone che cercano di camminare insieme.


L’ultimo sinodo dei vescovi aveva come argomento centrale proprio la sinodalità che altro non è che il camminare insieme. E lo stesso tema è stato ripreso e proposto dall’arcivescovo Mario Delpini nella lettera pastorale di quest’anno “Tra voi, però, non sia così”.


Più di un consigliere ha sottolineato la necessità di dare concretezza a questo camminare insieme e anche ai lavori del consiglio stesso. 


Il rischio è di rimanere sempre in un ambito teorico senza dare vita ad azioni, indicazioni precise e realizzabili. Il progetto pastorale è uno strumento che ben si presta a dare concretezza alle proposte, ma ha bisogno anche di tempo, per uno sguardo approfondito sulla situazione attuale e una capacità di saper guardare al domani. Tra le modalità più adatte per un discernimento condiviso è emerso che il piccolo gruppo risulta più adatto per discutere e che i tempi di confronto più distesi permettono di sviscerare meglio le questioni.


Un altro aspetto significativo, più volte evocato, è stato la necessità di rendere conto a tutta la comunità pastorale di quanto si discute e si tratta all’interno del consiglio e, al contrario, prevedere anche una comunicazione dalla comunità al consiglio.  


In questo modo, il consiglio si configura come una sorta di ‘ponte di comunicazione’ tra parrocchie, diaconia, gruppi e commissioni e... l’intera città. Però, anche questa sintesi qui ora presentata non rende tutta la ricchezza degli interventi emersi durante il consiglio. Il comunicare, e saperlo fare bene, si ripresenta sempre come un tema tanto importante quanto difficile da attuare! Certo è che un tratto di cammino insieme è stato fatto, seppur in mezzo a tante difficoltà, e ciò rappresenta comunque un grande valore, sia per il consiglio che per tutta la comunità che comprende sia le comunità parrocchiali che le tante realtà ecclesiali in essa presenti. La comunità di Seregno è veramente molto ricca di realtà, eventi, iniziative, attività, e di tante persone di buona volontà, generose e disponibili.


Il consiglio dovrà ora individuare i passi da compiere, ossia su quali aspetti della vita comunitaria sarà necessario prendere delle decisioni insieme.


Con la consapevolezza che i tempi stanno cambiando, e anche con una certa rapidità, come comunità ecclesiale, e in particolare come consiglio pastorale, siamo chiamati a “trasformare lo sguardo” e con lo spirito profetico, che con il battesimo ciascuno di noi ha ricevuto, fare “esercizi di futuro”.


Paola Landra