A Casa della Carità presentata anche la relazione sul percorso di ascolto

Sabato 13 giugno 2026 il consiglio della comunità pastorale San Giovanni Paolo II ha vissuto una mezza giornata di lavoro presso la Casa della Carità di Seregno, a conclusione dell’anno pastorale e, anche, per accompagnare il passaggio di testimone tra mons. Bruno Molinari e il nuovo parroco in arrivo, don Luca Violoni.


Dopo un momento di preghiera iniziale, durante il quale don Francesco Scanziani ha invitato i presenti a riflettere sulla missione dei discepoli che, animati da spirito di comunione, sanno esprimere la gioia di aver visto l’azione di salvezza di Dio nella storia, i consiglieri hanno, poi, seguito attentamente la relazione finale del gruppo degli ascoltatori coordinati dallo psicologo di comunità, Davide Boniforti, che ha messo in evidenza la necessità, per poter costruire una buona vita comunitaria, di ricostruire fiducia e di rimettere al centro le relazioni tra le persone. Se ne riferisce più ampiamente nella pagina a fianco.


Nella seconda parte dei lavori, i consiglieri si sono confrontati tra loro, aiutati da un documento di sintesi predisposto per l’incontro. Guardando al cammino fatto finora, ci si è accorti che tante sono state le occasioni di riflessione che hanno aiutato a maturare una maggiore consapevolezza della realtà della comunità, una sorta di fotografia della situazione in cui ci troviamo ora. 


Nei suoi due anni di lavoro, il consiglio pastorale ha cercato di individuare alcune direzioni verso cui andare, rendendosi conto che ormai siamo una Chiesa del piccolo gregge, ridimensionata nei numeri ma pur sempre chiesa di Cristo, pronta ad andare incontro ad ogni persona, per annunciare la salvezza e generare alla fede. 


Sono emerse le seguenti attenzioni: la liturgia per alimentare il rapporto della comunità con il Signore e la fraternità; la famiglia come luogo della generazione della fede, con un’adeguata catechesi battesimale e in preparazione al matrimonio cristiano; l’attenzione agli anziani, non solo di tipo assistenziale, ma anche per un coinvolgimento più ampio nella vita della comunità; l’attenzione al mondo della scuola e della cultura per curare maggiormente gli aspetti educativi e le ragioni di senso per vivere con pienezza.


Ciò ha portato alla formazione di alcune commissioni, che ormai da alcuni mesi hanno avviato i loro lavori e stanno cercando, a seconda dell’ambito, di dare voce ai bisogni della comunità, operando un discernimento tra ideale e realtà. Le commissioni si sono date come obiettivi di partire dal basso, per valorizzare quanto già esiste, e di curare le relazioni per costruire occasioni comuni. 


Ci si è chiesto, poi, in che modo si può lavorare insieme e si è capito quanto è importante coltivare la corresponsabilità, soprattutto nel progettare, e  interpretare il potere e l’autorità come servizio. 


Il consigliare nella chiesa è dono dello Spirito e la presidenza è al servizio della comunione e dell’unità. 


Un altro passaggio è stato quello di capire come possono avvenire i processi decisionali e una raccolta di contributi dei consiglieri ha permesso di chiarirne alcune caratteristiche e di delineare uno stile condiviso: occorre chiarezza dell’oggetto della decisione, ascolto e stima reciproca; il criterio evangelico deve essere quello privilegiato; avere il coraggio di leggere la realtà con sguardo il più possibile ampio e senza pregiudizio, avere rispetto dei tempi e prevedere sempre delle verifiche. 


Il metodo della conversazione nello Spirito, che è stato sperimentato, può essere una modalità per poter prendere delle decisioni condivise, ma richiede, però, la buona volontà di mettersi in gioco. 


Un altro aspetto importante legato alle decisioni è che tipo di comunicazione c’è all’interno della comunità e anche con l’esterno: può essere utile non solo diffondere le decisioni prese ma anche i processi che le hanno generate. 


Una decisione condivisa è più ”feconda”, perché nasce dalla familiarità e da persone che camminano insieme. 


In conclusione, il consiglio pastorale è consapevole che lo aspettano cambiamenti, che occorrono decisioni coraggiose. E allora, pur attraversati da ferite e incomprensioni, occorre procedere “sulla buona strada” della corresponsabilità, illuminati dalla voce dello Spirito, con l’intento di leggere la realtà con franchezza, e riacquistare, così, fiducia e uno stile di cammino comune.


Paola Landra