Il rapporto del sindaco Alberto Rossi con don Bruno Molinari
Don Bruno, Seregno ha tanti motivi per dirle grazie.
Nella telefonata che mi ha fatto per preannunciarmi il nome del suo successore, a un certo punto mi ha detto
“Ho fatto qualcosa. Non molto, ma qualcosa”.
Ho pensato che se tutti noi nei nostri percorsi riuscissimo a fare nulla più di quel qualcosa, saremmo davvero in un mondo migliore. Perché quel qualcosa è stato un incessante seminare di bene per tante persone che le sono grate, un fare comunità nei modi più disparati e fecondi, e un seme germogliato, che in poco tempo è diventato una pianta rigogliosa, la Casa della Carità, “il nuovo quartiere del bene della nostra città”, come l’ho definito più volte.
Quell’intuizione di fare rete per davvero, radunando in un unico luogo tante realtà che fanno del bene nei modi più diversi, che è divenuto una storia di successo in brevissimo tempo, e che legherà per sempre il suo nome alla storia di Seregno.
Seregno ha tanti motivi per dirle grazie, e anche io.
Di sicuro prima di tutto per le tante esperienze condivise. A partire dal periodo del Covid, di sicuro indelebile per tantissimi aspetti, alcuni dei quali ora incredibili a ripensarci, da quando il prevosto doveva scrivere al sindaco per chiedere il permesso per muoversi da una chiesa all’altra per dire una preghiera, o quando a Pasqua ero l’unico partecipante alle funzioni a rappresentare una comunità chiusa in casa.
Tra le tante occasioni di incontri pubblici (sorrido pensando ai saluti di dicembre a decine di realtà diverse, in cui ci si è sempre incrociati senza saperlo, anche più volte al giorno), collaborazioni, confronti, mi piace sottolineare un aspetto personale.
Prima di candidarmi a sindaco e poi essere eletto, conoscevo tantissime persone della comunità, ma paradossalmente non conoscevo per nulla don Bruno, non avevo mai avuto occasione di parlarci.
E dunque era naturale per me pensare a un rapporto cordiale, ma a livello istituzionale. Questi anni sono stati una sorta di paradosso invece: come talvolta è stato strano, a volte quasi faticoso, essere visto come “il sindaco” per persone per cui era per me naturale essere semplicemente Alberto, in don Bruno ho trovato una persona che ha guardato sempre, sempre prima a me che al mio ruolo.
Spesso nei modi più semplici e naturali, perché basta poco per far passare certe attenzioni. Ma in alcune occasioni, magari legate a certi momenti di fatica, con condivisioni profonde, dove anche il confronto su esperienze, gioie, speranze, progetti, ma anche difficoltà e solitudini legate ai rispettivi ruoli di guida di comunità, certamente diversissimi ma con non pochi fili rossi o punti in comune, ha rappresentato per me qualcosa di molto prezioso, e che porto nel cuore. D’altronde forse non è un caso che siamo in una Città con una piazza “guareschiana”, dove parroco e sindaco “lavorano” a pochi metri di distanza.
E dunque don Bruno, buon 50esimo di sacerdozio, e ancora grazie. Nel discorso alla Città di Sant’Ambrogio del 2024, alla presenza degli amministratori, l’arcivescovo Mario Delpini concluse dicendo:
“Che siate tutti benedetti, voi che vi prendete cura della stanchezza della gente, della città, della terra e cercate come offrire riposo nell’anno del Giubileo e in ogni anno a venire. E riposate un po’ anche voi!”.
Ecco don Bruno, ora riposi un po’ anche lei. Anzi, è venuto il momento di fare finalmente questo passaggio: riposa un po’ anche tu!