Un allestimento ispirato a san Francesco accompagna la preghiera del Triduo pasquale
La sera del “Giovedì santo” a conclusione della “Messa in coena Domini” la pisside con le ostie consacrate è tradizionalmente portata in un tabernacolo situato in un ambiente appartato della chiesa, chiamato anticamente “scurolo” o “sepolcro”, nella liturgia attuale “altare della reposizione”. Si è soliti adornare questo altare con simboli consoni al triduo pasquale e in grado di suggerire momenti di meditazione e preghiera.
La realizzazione di questo supporto al momento liturgico più importante nella vita della comunità cristiana, si è sviluppata quest’anno in basilica san Giuseppe sulle tracce di san Francesco d’Assisi, del quale ricorre l’ottocentesimo anniversario della morte.
La croce con i simboli della Passione è stata affiancata dalla pietra che chiudeva il sepolcro, aperto la notte di Pasqua, mentre una artistica rappresentazione di san Francesco era affiancata dal Crocifisso di san Damiano, che ha costituito uno dei cardini fondamentali del percorso francescano. “Gli occhi di Cristo lo attraversarono e misero a fuoco ciò che contava: non solo una chiesetta da rimettere in piedi, ma una vita da ricostruire, un Vangelo da riportare all’essenziale.”
L’artista canturino Giuseppe Cordiano ha realizzato su tavola, nel suo inconfondibile stile, una ierofania rappresentante il santo nell’atto del saluto francescano “Pace e bene”, mentre la citazione del Cantico di frate sole richiamavano il particolare e nobile significato di “sora nostra morte corporale”, preludio alla Resurrezione.
Un agile pieghevole a disposizione dei fedeli riportava poi il ‘Cantico delle creature’ nella sua formula originale, prima testimonianza di scritto in italiano, seguito da brani del testamento di san Francesco d’Assisi che testimoniano il profondo legame del santo con il Redentore confermato dalla presenza delle stigmate.
Le scritte poste alla base della rappresentazione invitavano alla meditazione sulla morte del Redentore, ma soprattutto sulla sua Resurrezione: ‘Siamo venuti a contemplare la testimonianza pasquale di Francesco, che portava nel suo corpo l’immagine del Signore crocifisso e risorto’.
L’allestimento, sempre capace di suscitare grande raccoglimento e intensa spiritualità, è stato molto apprezzato dai fedeli anche durante la notte di adorazione seguita alla Via crucis del Venerdì santo cui hanno preso parte anche molti ragazzi e giovani.
Anche quest’anno l’ideazione e l’allestimento del ‘sepolcro’ nell’aula mons. Bernardo Citterio (ex penitenzieria), a fianco dell’altare maggiore della basilica, sono state curate dal Gruppo Solidarietà Africa presieduto da Paolo Viganò. Importante anche il contributo nella realizzazione grafica dei pannelli dell’azienda Gilardi Moioli & Associati. La gratitudine a nome della comunità pastorale è stata espressa pubblicamente da mons. Bruno Molinari.