Tra tragedie, conflitti e ferite locali, un rinnovato appello a diventare autentici operatori di pace

Il nuovo anno non è iniziato nel migliore dei modi, a motivo principalmente della tragedia di Crans Montana che ha visto decine di giovanissimi morire proprio mentre ne stavano festeggiando l’arrivo, ed altre  decine e decine feriti con conseguenze molto gravi per il resto della vita da ogni punto di vista. L’inizio dell’anno ha portato anche altre nubi all’orizzonte internazionale dal Venezuela e più ancora all’Iran, dove anche in questo caso l’anelto di libertà di migliaia di giovani è stato nuovamente soffocato nel sangue. E l’anno nuovo si è trascinato da quello vecchio conflitti sanguinosi, irrisolti, dimenticati, misconosciuti o seguiti oramai stancamente se non con apatia o vera e propria indifferenza.

In un simile quadro davvero poco incoraggiante si è anche chiuso il Giubileo, l’Anno Santo definito della speranza da papa Francesco e indirizzato verso il desiderio, la volontà, la necessità della pace dal suo successore Leone XIV, che praticamente ogni giorno, e a volte anche più volte nella stessa giornata, non smette di inserire questa parola, ‘pace’, in ogni suo discorso, in ogni suo intervento, in ogni suo documento, in ogni suo incontro. 

Sono conscio del fatto che sulla pace sto ormai ripetendomi da mesi, ma d’altro canto vedo ancora molta, troppa tiepidezza anche e soprattutto da parte di noi cristiani, anche di questa nostra città, di questa nostra comunità cristiana prima che pastorale.

Eppure di pace ne avremmo, ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo e del cibo che mangiamo, anche nelle nostre vicende quotidiane, familiari, lavorative, economiche, politiche. Quante situazioni di sofferenza, di disagio, di  difficoltà economiche che le strutture assistenziali, pubbbliche e di volontariato, la Casa della Carità su tutte, si trovano quotidianamente ad affrontare affondano le loro radici in contrasti, conflitti, distanze a livello familiare. O a motivo di pregiudizi, paure, difficoltà di inclusione e integrazione nei confronti di persone, grandi o piccoli che siano, singoli e famiglie solo perchè  di altra nazionalità o religione. Anche questa è mancanza di pace.

E nella nostra stessa comunità cristiana prima che pastorale, dopo le ferite patite lo scorso anno a motivo di abusi solo in parte chiariti e giudicati, nei confronti di ragazzi e giovani, siamo riusciti a ritrovare non dico la pace ma la serenità? Che non vuol dire dimenticare, voltare pagina, classificare come ‘incidente di percorso’, ma invece interrogarsi seriamente su come, tutti, non solo i preti, ci prendiamo cura dei nostri ragazzi. Un percorso è stato, faticosamente, avviato ed ora ha bisogno di partecipazione convinta, consapevole, responsabile, da parte di tutti, fedeli o meno, praticanti o ‘saltuari’. Speriamo accada. Perchè anche questa è pace.

Siamo continuamente richiamati, sollecitati, invitati, ad essere ‘operatori di pace’ ma diciamoci la verità, cosa facciamo concretamente qui e ora?

Eppure l’Anno Santo appena concluso non è trascorso invano, ha comunque mobilitato milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Quella parola, ‘speranza’, che ha caratterizzato il Giubileo e lo ha definito nel suo stesso essere, è davvero entrata nelle menti e forse più ancora nei cuori, al di là di discorsi, pellegrinaggi, pratiche e iniziative religiose ad ogni livello e pure ragguardevoli e benedette. Quella speranza è probabilmente un seme che deve ancora attecchire e sviluppare il germoglio della pace.

Il buon Dio che scrive dritto sulle righe storte delle pagine della storia del mondo ha posto dopo l’Anno Santo il centenario, l’ottavo, della morte di San Francesco. E papa Leone lo ha subito indicato come un Anno Speciale.

E al poverello di Assisi ha affidato il suo desiderio, la sua speranza, la sua volontà di pace con una preghiera.

“San Francesco, fratello nostro, tu che ottocento anni or sono andavi incontro a sorella morte come un uomo pacificato, intercedi per noi presso il Signore.
Tu nel Crocifisso di San Damiano hai riconosciuto la pace vera, insegnaci a cercare in Lui la sorgente di ogni riconciliazione che abbatte ogni muro.
Tu che, disarmato, hai attraversato le linee di guerra e di incomprensione, donaci il coraggio di costruire ponti dove il mondo erige confini,
In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace: testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo. Amen”.
Luigi Losa