Dal 1969 una presenza preziosa nella liturgia, tra tradizione musicale, passione e il desiderio di coinvolgere nuove generazioni.

Torniamo a parlare della corale di San Carlo, perché passano gli anni ma continua ad essere un’eccellenza della parrocchia. Sempre presente nelle solennità liturgiche e non solo, quando il canto è indispensabile per esaltare la parola e la preghiera, per rendere entusiasmante anche la celebrazione più modesta. 

La corale è stata fondata nel 1969 per volontà dell’indimenticabile don Giuseppe Pastori che l’affidò al maestro Ambrogio Colciago il quale qualche anno prima aveva guidato i primi passi del rinomato coro “Il rifugio città di Seregno”. All’organo la giovane figlia Adriana che oggi, sulle orme del padre, dirige la corale, con all’organo a sua volta la figlia Chiara Arienti. 

Ad Adriana chiediamo di dirci qualcosa di più sul coro. 

“I componenti sono una ventina, con un’età dai 30 agli 80 anni - spiega - orgogliosi di accompagnare con il canto le celebrazioni solenni dell’anno liturgico. Il gruppo si ritrova regolarmente una volta la settimana per le prove, ed ha in repertorio più di 300 brani, che spaziano dal canto gregoriano a Pierluigi da Palestrina, da Benedetto Marcello ad Haendel, Bach, Haydn, Mozart, Franck, fino a Bruchner, Sibelius, Perosi, Ramirez, Bustò, Bargagna e i seregnesi Giuseppe Mariani, mons. Giuseppe Biella, Ambrogio Colciago. Ci si rivolge anche ai compositori di esclusiva musica sacra come Campodonico, Antonelli, Donini, Teruzzi e altri. 
La scelta dei canti viene effettuata tenendo in considerazione lo scopo a cui sono destinati, la fattura musicale e la formazione corale richiesta, due, tre quattro o cinque voci. Altra prerogativa del coro è la collaborazione con “Brianza Musica”, aggiungendo così al repertorio musiche di Verdi, Puccini, Rossini ed altri presentate in concerto con l’accompagnamento strumentale dell’orchestra “European Youth Ensemble” diretta da Roberto Colciago”. 

Chiediamo ad Adriana qual è lo spirito, il cemento che unisce il gruppo. 

“Questo è ben espresso da ciò che diceva il cardinale Dionigi Tettamanzi - risponde - immaginando che la sera dovesse essere un sacrificio uscire, dopo una giornata di lavoro, per le prove del canto ma che fosse bello vedere gente che si raduna, che non si perde in chiacchiere, che si mette di buona lena e fa rivivere i capolavori del passato e si impegna per regalare gioia con il canto anche quando la messa è finita” 
“Oggi -  conclude però - la necessità urgente del coro è quella di un ricambio generazionale, per non perdere il grande patrimonio musicale accumulato finora e per consentire la prosecuzione dell’importante compito di animare le liturgie solenni e di animare con le voci guida tutte messe.” 

Raccogliamo l’appello di Adriana:  la corale cerca giovani voci che accettino la sfida di considerare possibile trasmettere con il canto gioia, bellezza, amore, unione e quindi pace. 


Franco Bollati