Momenti di preghiera, condivisione e comunità hanno scandito il cammino quaresimale
Diversi gli appuntamenti che hanno caratterizzato la Quaresima nella comunità parrocchiale di Sant’Ambrogio.
Innanzitutto la cena povera di venerdì 6 marzo alle 19,30 in oratorio a cura del Gruppo missionario.
Con circa un centinaio di persone abbiamo vissuto un momento intenso di preghiera sulla pace, ricordando i conflitti che abitano purtroppo ogni continente.
E poi abbiamo presentato l’iniziativa quaresimale di tutta la comunità pastorale dell’aiuto all’oratorio di Palmeiropolis. Abbiamo ascoltato una lettera scritta da un bambino brasiliano che frequenta quell’oratorio e abbiamo compreso che quel luogo è un punto di riferimento prezioso per chi abita in quelle zone povere e disagiate.
L’oratorio offre accoglienza, aiuto, sostegno, accompagnamento in tutte le dimensioni più concrete della vita.
È stato poi servito un piatto di pasta e fagioli, donando il ricavato della cena a questo scopo.
Con i ragazzi di quarta elementare, domenica 8 marzo abbiamo vissuto la loro giornata di ritiro e, in particolare, abbiamo “celebrato” alcune parti della cena ebraica.
Le catechiste hanno preparato gli ingredienti più importanti di questa cena: gli spiedini di agnello, il pane azzimo, l’uovo sodo, le erbe amare e il vino (naturalmente analcolico!).
Dopo aver acceso i ceri del grande candeliere ebraico (la menorah) la cena è iniziata con la domanda che il ragazzo più giovane ha rivolto: “Come mai questa sera è diversa da tutte le altre sere?”.
E ascoltando il racconto dell’uscita dall’Egitto del popolo d’Israele e il passaggio del Mar Rosso con tutto l’esercito egiziano affogato nelle sue acque, abbiamo mangiato ciò che richiamava e attualizzava oggi quella cena.
Al momento della benedizione del calice abbiamo fatto notare ai ragazzi che proprio in quel momento Gesù, in quell’ultima sera ha abbandonato il rito e ha inserito un gesto nuovo: il dono della sua vita attraverso i segni del pane e del vino.
I ragazzi hanno così scoperto quanto alcuni momenti della nostra Eucarestia assomigliano moltissimo a ciò che gli ebrei anche oggi continuano a celebrare: rendere grazie per le meraviglie operate da Dio.
Al termine della cena ebraica (che a livello di quantità è stato solamente un piccolo assaggio) abbiamo mangiato con ciò che ciascuno aveva portato. Il tutto allietato da musiche e balli ebraici.
La stessa domenica 8 marzo ha segnato l’inizio di ciò che desidereremmo ridiventasse una consuetudine: l’apertura dell’oratorio alla domenica pomeriggio.
Alcuni genitori e alcuni volontari hanno dato la loro disponibilità per aprire l’oratorio, fare servizio al bar e sorveglianza nei campi di gioco.
Come inizio abbiamo stabilito l’apertura domenicale di una domenica al mese, ma se il gruppo di genitori e di volontari aumentasse (come auspichiamo tutti) potremmo aumentare le domeniche di apertura fino ad arrivare all’apertura dell’oratorio tutte le domeniche pomeriggio.
Facciamo appello, dunque, alle famiglie, non solo perché imparino a guardare all’oratorio come a un luogo dove si può crescere e vivere determinati valori, che oggi sembrano essere scomparsi, ma perché possano donare un po’ del loro tempo e delle loro energie perché l’oratorio possa ridiventare un luogo di aggregazione per tutti gli abitanti del nostro quartiere.