Quasi 1700 persone si sono traferite in città, 240 sono arrivate dall’estero
Al 31 dicembre 2025 la popolazione residente nel Comune di Seregno ha raggiunto quota 45.383 abitanti, in aumento rispetto ai 45.189 di inizio anno. Si tratta del dato più alto mai registrato in città, un traguardo significativo che spiega ottimamente quanto la città sia considerata attrattiva. Infatti, la crescita demografica è dovuta in larghissima parte al saldo migratorio positivo, che compensa in misura più che totale il saldo naturale (differenza tra nati e morti), pesantemente negativo.
Nel corso dell’anno, 1693 persone si sono trasferite a Seregno da altri Comuni italiani e 241 persone sono arrivate dall’estero, a fronte di 1424 emigrazioni verso altri Comuni italiani e 108 emigrazioni verso l’estero. Il saldo migratorio ampiamente favorevole restituisce l’immagine di una città dinamica e attrattiva, nella quale si sceglie di vivere per la qualità dei servizi, il tessuto sociale vivace e i collegamenti efficienti con le principali città lombarde. Una tendenza che trova empirica conferma anche nel mercato immobiliare, dove i prezzi per l’acquisto delle case continuano a toccare quote importanti.
Se il saldo migratorio sostiene una tendenza di crescita complessiva, il saldo naturale evidenzia invece una tendenza strutturalmente negativa: a fronte dei 490 decessi, infatti, le nascite registrare sono state appena 287. E’ sempre più “inverno demografico”.
Le nascite hanno subito una contrazione marcata a partire dal 2020 – quella che possiamo definire “generazione Covid”, quando i nuovi nati erano stati 320 – per poi stabilizzarsi negli anni successivi attorno alle 290 nascite annue, in linea con il dato attuale.
In attesa di verificare come questa mutazione della popolazione evolverà nei decenni successivi, occorre già nel breve periodo fare i conti sull’impatto che il calo delle nascita avrà (ma un po’ sta già avendo) negli ambiti propri di bambini e ragazzi. In primo luogo, il sistema scolastico. I nati nel 2023, potenziali utenti delle scuole dell’infanzia il prossimo settembre, sono 281. Nello stesso mese di settembre usciranno dalle scuole dell’infanzia, per andare alla scuola primaria, i nati nel 2020. Che sono 321. Il saldo negativo è evidente: 40 bambini in meno. Nel 2025 è stata chiusa la scuola dell’infanzia parrocchiale di San Carlo, con la perdita (a livello cittadino) di due sezioni. Questo potrebbe non bastare come riequilibrio e non è da escludere che qualche altra sezione possa, bel breve e medio periodo, essere chiusa. L’effetto sarà progressivamente “a domino” sui cicli scolastici successivi. Alle scuole primarie sono attesi, potenzialmente, 321 bambini. Che, nella sommatoria, prenderanno il posto di chi va alla scuola secondaria, i nati nel 2015, che in città sono 426... Saranno inevitabili aggiustamenti anche corposi.
Ma l’onda lunga non andrà ad incidere solo sulla scuola. Nel medio periodo – meno di dieci anni – la contrazione delle giovani generazioni avrà ripercussioni anche sul mondo associativo: le associazioni sportive potranno contare su una platea più ristretta di bambini e ragazzi ed anche gli oratori dovranno saper riorganizzare attività e proposte su una base numerica ridotta.
Il calo delle nascite ed il progressivo incremento della longevità (un seregnese su cinque ha più di 70 anni, addirittura uno su 12 ha più di ottant’anni) comportano una ridefinizione importante della composizione della popolazione. Solo il 15 per cento dei residenti in città ha meno di 18 anni, una percentuale in calo nel corso del tempo. Aumenterà quindi la necessità di strutture e servizi per anziani, ma occorre non fermarsi all’equazione vecchiaia uguale a problemi sanitari. La richiesta maggiore è quella di dare senso all’età anziana, per persone che hanno reti familiari fragili (molte le persone sole, molte che hanno reti familiari numericamente ridottissime).
Una osservazione merita la popolazione di origine straniera, che è composta da 3802 persone, pari all’8,3 per cento dei residenti. E’ una realtà molto composita, perché contiene sia persone che sono in Italia da decenni (se non addirittura dalla nascita) prive di formale riconoscimento di cittadinanza (quindi, culturalmente, molto italiani), sia persone naturalizzate (quindi tecnicamente italiani a tutti gli effetti) ma ancora radicati in misura importante nella cultura del Paese di origine (di fatto, quindi, un po’ stranieri). Questo, naturalmente, per delineare una polarizzazione di situazioni, per una realtà totalmente composita. Ai registri dell’anagrafe sono iscritte persone di 100 nazionalità differenti oltre a quella italiana (e oltre ad una persona apolide).
La comunità straniera più rappresentata è quella rumena (577) seguita da quella ucraina (527, di cui 408 donne, dove il clamoroso sbilanciamento dei sessi è la restituzione in cifre della capillare diffusione delle badanti...). 403 sono i pakistani, 250 i cinesi, 247 i peruviani, 196 gli egiziani, 193 gli albanesi, 148 i senegalesi.