Presentati ai fedeli il progetto e la campagna di raccolta fondi

Lo scorso sabato 14 marzo, nel santuario della Madonna dei Vignoli, la restauratrice Milena Monti ha presentato i lavori di restauro conservativo degli apparati decorativi esterni, da lei eseguiti insieme alla propria équipe. L’incontro è stato introdotto dall’architetto Carlo Mariani, progettista e direttore dei lavori.


Dopo una breve introduzione storica, la serata è entrata nel vivo con la relazione della restauratrice Monti, che ha ripercorso le varie fasi dell’intervento, finalizzato a mettere in risalto le poche testimonianze storiche rimaste. Tra queste, la data del 1858, anno della conclusione del primo oratorio, successivamente ampliato nel 1875, poi crollato e ricostruito a partire dal 1876.


La locandina della serata riportava l’immagine della croce con stella cometa recante la data del 1876, anno della posa della prima pietra di ricostruzione per mano del Patriarca Paolo Angelo Ballerini, elemento in ferro che ancora oggi svetta sulla facciata.


Il racconto ha messo in luce anche il ritrovamento delle incisioni a graffito che delineano la finestra a lunetta sulla parete sud della chiesa. I saggi stratigrafici, eseguiti nelle parti più alte dell’edificio, al riparo dalle intemperie, hanno permesso di individuare le cromie originali e di riproporle su tutte le superfici esterne. Ciò è stato possibile dopo la rimozione degli intonaci plastici dalle pareti ovest e nord e il successivo trattamento con prodotti naturali, che consentono una più efficace traspirazione delle murature. Sono state inoltre riportate alla luce le pietre in ardesia che compongono la gronda della chiesa e il timpano della facciata.


Dalle fotografie conservate presso l’Archivio Capitolare  sono state ricavate ulteriori informazioni: ad esempio, è emerso che in origine il campanile non presentava quadranti di orologio. Quelli collocati dopo il 1979 sono stati rimossi e sostituiti da quadranti dipinti, con perimetro azzurro secondo l’antica tradizione e numeri in metallo, mantenendo tuttavia le lancette.


Tutti gli elementi in granito, quali portali e plinti di base delle paraste, sono stati ripuliti dalle incrostazioni di malte e dalle coloriture aggiunte nel tempo. Il risultato complessivo appare armonico e delicato, grazie all’uso di tre tonalità cromatiche che evidenziano con sobria eleganza i diversi elementi architettonici della chiesa.


La serata è proseguita con l’illustrazione dei lavori del cantiere pilota. Nei mesi scorsi è stata infatti installata una campata di ponteggio per eseguire alcune prove sulle decorazioni interne, al fine di verificare le condizioni di conservazione delle decorazioni ottocentesche, ridipinte nel 1979, e definire le metodologie di intervento necessarie alla redazione del progetto di conservazione dell’intero apparato decorativo interno.


Le decisioni finali sono state assunte insieme alle funzionarie della Soprintendenza — Benedetta Chiesi, storica dell’arte, e Laura Olivetti, funzionaria restauratrice — nel corso dei sopralluoghi effettuati. L’intervento previsto, frutto di un’attenta e ponderata riflessione, consentirà di riportare alla luce le decorazioni ottocentesche, che in passato erano state ridipinte secondo una prassi allora diffusa. Il lavoro, di grande precisione e qualità, sarà realizzato dalla restauratrice Milena Monti con il supporto della sua équipe e sotto la direzione lavori di chi scrive.


Il cantiere sarà inoltre aperto a visite guidate, sul modello di quanto già avvenuto nel cantiere della Basilica San Giuseppe, per consentire al pubblico di osservare da vicino l’avanzamento dei lavori, conoscere le tecniche esecutive delle decorazioni, coglierne i dettagli e i significati simbolici e comprendere la narrazione filologica degli apparati decorativi nel loro complesso.


La serata si è conclusa con la presentazione della raccolta fondi promossa dalla parrocchia per sostenere il progetto. I benefattori che desidereranno contribuire al restauro potranno scegliere di “adottare” uno specifico elemento degli apparati decorativi interni: dall’effige della Madonna dei Vignoli alla sua cornice, dal crocifisso che la sovrasta agli angioletti adoranti; dalle lesene decorate con candelabri, che richiamano le grottesche distribuite nel presbiterio e nell’intera chiesa, alla grande conchiglia dell’abside o alle pareti decorate con foglie d’uva.


L’arco trionfale che inquadra il presbiterio presenta una ricca decorazione fitomorfa che racchiude due cherubini e un cartiglio sommitale con l’iscrizione: “MISERICORDES OCULOS / AD NOS CONUERTE / O CLEMENS MARIA”, traducibile come: «Volgi i tuoi occhi misericordiosi verso di noi, o clemente Maria». Anche questo elemento, così come l’arco decorato della controfacciata — che ospita la cartella dedicatoria — potrà essere oggetto di adozione.


La volta della chiesa, forse meno osservata a causa della posizione elevata, custodisce dettagli ricchi di significato simbolico. Tra questi spicca la melagrana posta nella stella della prima e della terza campata. Il frutto del melograno è strettamente legato all’iconografia mariana: esso simboleggia infatti la Passione di Cristo, la fertilità e l’unità della Chiesa. I chicchi rossi alludono al sangue versato per la redenzione. La melagrana è affiancata da elementi fitomorfi che completano una composizione elegante su fondo azzurro, colore tradizionalmente associato alla Vergine.


Attorno alle stelle si trovano riquadri che contengono le raffigurazioni, accompagnate da cartigli, delle Litanie della Beata Vergine. Uno sguardo attento — che dopo il restauro si potrà coglierle con maggiore chiarezza — permette di riconoscere otto invocazioni: Stella Mattutina, Porta del Cielo, Domus Aurea, Arca dell’Alleanza, Torre di Davide, Rosa Mistica, Sede della Sapienza e Vaso Onorabile. Tutte sono dipinte con grande raffinatezza e ricchezza di dettagli.


Sulla volta, al centro della chiesa, si trova una corona composta da otto cherubini monocromi su fondo azzurro, disposti a coppie. Intorno ad essi, quattro riquadri policromi ospitano altrettanti cherubini paffuti; ai lati si trovano due “unghie” — così vengono chiamati gli elementi triangolari delle volte — decorate con elaborate composizioni monocrome a candelabra su fondo azzurro. Anche questi elementi potranno essere adottati per contribuire al loro recupero cromatico originale.


Particolarmente visibili e ammirati sono i dipinti di Luigi Maria Sabatelli raffiguranti la Madonna di Caravaggio, sulla parete nord, e la Madonna del Rosario, sulla parete sud. Quest’ultimo dipinto presenta, sul perimetro, i Misteri della gioia, i Misteri del dolore e i Misteri della gloria. Non sono presenti i Misteri della luce in quanto introdotti da papa Giovanni Paolo II. 


L’intervento su questi dipinti sarà complesso e dispendioso; per questo motivo l’offerta richiesta sarà proporzionata all’impegno economico necessario. Sarà possibile sostenere il restauro di un singolo mistero oppure dell’intero dipinto.


Un’attenzione specifica sarà inoltre dedicata alle opere in terracotta, che necessitano di un’accurata pulitura per rimuovere i depositi superficiali accumulatisi nel corso dei decenni.


Richiederanno interventi di pulitura e restauro anche altri elementi dell’arredo interno, tra cui le parti marmoree — come balaustre e acquasantiere — e gli elementi lignei e metallici.


I restauri interni rappresentano la conclusione di un lungo percorso di recupero del santuario, avviato diversi anni fa sotto la direzione dell’architetto Pierfranco Bagarotti, scomparso improvvisamente nel 2024. Il completamento dei lavori verrebbe così a coincidere con il 150° anniversario della benedizione e posa della prima pietra della ricostruzione del santuario avvenuta il 21 maggio 1876.