Gli esercizi spirituali dal 10 al 13 marzo a S. Ambrogio guidati da don Pierluigi Banna
La comunità pastorale ha vissuto una intensa settimana di esercizi spirituali dal 10 al 13 marzo, mettendo al centro delle meditazioni il versetto del Vangelo di Giovanni “La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
Per tutti la sera a Sant’Ambrogio la proposta della preghiera di compieta, seguita dalla meditazione proposta da don Pierluigi Banna, docente presso il Seminario di Venegono. Nelle quattro serate il predicatore partendo da brani evangelici si è soffermato sui momenti che caratterizzano la celebrazione della messa, invitando a ripercorrerli e viverli in profondità.
Innanzitutto i riti penitenziali con il riconoscersi peccatori, portando i nostri limiti, le nostre difficoltà davanti a Dio. Proprio dove ha abbondato il peccato, lì hanno sovrabbondato la sua potenza e la sua gloria e questa consapevolezza sfocia nel canto del gloria, esplosione di gioia per aver trovato qualcuno che riempie la nostra pochezza.
Il passaggio successivo è l’ascolto della parola di Dio, che spesso interpretiamo secondo logiche umane. Dovremmo ricordare quei momenti delle nostre vite in cui la parola di Dio si è fatta più vicina, facendoci ardere il cuore, facendosi credibile. È una parola che agisce, che cambia le cose e porta frutto. È una parola che chiama e alla quale rispondiamo offrendo tutto di noi, insieme al pane e al vino.
La liturgia eucaristica è la risposta al nostro atto di offerta: Gesù offre tutto se stesso per noi, vuole entrare nelle nostre vite.
Con le parole della preghiera eucaristica si prega per la pace - con un invito a farlo venerdì 13 - ma la pace che Gesù dona non è di questo mondo, dimora in uomini che sono in pace perché hanno trovato un tesoro, Gesù, e dovunque guardano, vedono il bene. Si prega per l’unità della Chiesa, dal Papa a tutti i credenti, anche i dispersi, perché siano in comunione, senza conflitti, senza confini. Infine si prega per i defunti e Gesù ci rassicura che il suo amore attraversa i secoli e ci rende tutti presenti davanti a lui.
Infine l’ultima parte, la comunione: Gesù diventa una cosa sola con noi, ci riconcilia a sé mediante la croce. Eppure c’è qualcosa di più santo del pane dell’Eucaristia e del legno della croce: siamo noi che gli apriamo la nostra vita. Il pane e il legno sono strumenti santi, ma l’uomo ha la libertà di rinnovare questa comunione ogni giorno. Viene facile, in questo essere in comunione, portargli le nostre croci, le nostre sofferenze, ma la nostra croce, se la portiamo seguendo Gesù, diventa più leggera perché non si è soli a portarla, sperimentiamo una forza che viene da Dio e agisce con potenza. Non siamo i migliori, non ci sarà risparmiata la sofferenza, ma abbiamo una speranza dentro di noi perché Gesù ha dato tutto di sé per farci sentire suoi familiari.
Al termine della serata di venerdì, molto partecipata, la celebrazione della Croce, con una scelta di brani per soffermarsi a contemplare il volto, il costato, le mani e i piedi di Gesù, i segni della sua passione.