Alla due giorni teologica organizzata a Seveso dall’Azione cattolica ambrosiana

Il gruppo teologico dell’Azione cattolica ambrosiana ha organizzato gli scorsi 10 e 11 gennaio, presso il Centro pastorale di Seveso, una due giorni teologica sul tema dal titolo “Fuori dentro, dentro fuori. Chiesa in uscita, a che punto siamo?” 

Per osservare alcune dinamiche della vita cristiana e affrontare con consapevolezza i mutamenti in atto, Ottavio Pirovano, presidente della cooperativa Aquila e Priscilla e delegato diocesano al Sinodo, ha aiutato a delineare una ”Fotografia dinamica della realtà”; la teologa Stella Morra, docente di teologia fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana, invece, ha proposto una approfondita riflessione sul “Dire ‘noi’ oggi: un cambio di paradigma”.

Ottavio Pirovano ha analizzato la situazione della diocesi di Milano, con i dati di una ricerca statistica del 2021, condotta da alcuni ricercatori dell’Università Cattolica e da due docenti del seminario. 

“Lo schema che abbiamo utilizzato finora di Chiesa, - ha osservato - ossia prete più coloro che possono dare una mano, può ancora reggere? Ripercorrendo i documenti del convegno di Verona  2006 e, poi, del convegno di Firenze 2016, si notano tentativi di cambiare l’impostazione pastorale ma senza alcun risultato. L’ultimo sinodo del 2024, con le fasi narrativa, sapienziale e profetica è riuscito, per lo meno, a coinvolgere molte più persone con l’ascolto e ha manifestato un desiderio di cambiamento, di una conversione delle relazioni, dei processi, dei legami, e, anche,  la necessità di capire ciò che non deve essere buttato via. Abbiamo bisogno anche di uno sguardo che sappia guardare al futuro”. 

La teologa Morra ha centrato la riflessione sulla forma in atto della Chiesa che, con la consapevolezza della situazione in cui ci troviamo oggi e che il ‘quinto vangelo’ è la vita dei credenti,  non è più ‘viva’ e necessita di un cambio di paradigma. 

Presentando alcune significative immagini, quali la Chiesa come degli equilibristi che, camminando su un filo sottile, incontrano un ingarbugliato groviglio; oppure una Chiesa come un mucchio di ruderi del passato; oppure una Chiesa come un intricato labirinto dove non si capisce più da che parte andare, ha convenuto che non si può più sprecare tempo nell’usare le categorie di pensiero e di analisi utilizzate finora, che risalgono ai Padri della Chiesa, che hanno sì dato della Chiesa delle idee fondanti e generative, ma che però oggi non ci aiutano più. Il problema è proprio capire il cambiamento.

La riflessione si è, poi, addentrata, in un’analisi storica del rapporto Chiesa – mondo, a partire dalle origini fino ad arrivare alla situazione contemporanea che vede tale rapporto fratturato seppur intersecato. 

Lo schema della riforma gregoriana e del concilio di Trento ha subito un logoramento strutturale e l’anello di congiunzione che sopporta la massima trazione, rischiando di spezzarsi del tutto, è proprio il rapporto vita di fede e vita quotidiana. 

Nel cono di luce che è stato il Concilio Vaticano II, convocato appunto con l’esigenza di dare alla chiesa una forma storica gestibile, papa Francesco ha agito “buttando il tavolo in aria” perché arrivati ormai all’impossibilità di procedere come si era sempre fatto. Ha invitato a riconoscere il cambiamento, a non delegare la mediazione culturale, a riconoscere il soggetto plurale che è il ‘popolo di Dio’. 

La Chiesa gregoriana si basava su una territorialità statica, su un principio di autorità verticale e su uno stato di vita ben chiaro e fisso. E ha avuto il pregio di permettere alla Chiesa di essere accanto alla vita quotidiana di tutti. 

Ma ora le condizioni sono radicalmente cambiate: il movimento è un valore, l’autorità è intesa come orizzontale, lo stato di vita può cambiare, anche più volte. 

Occorre un nuovo paradigma che inviti a rivedere valori, stile, modelli di leadership, processi e strategie. Occorre porre fine alla delega della mediazione culturale con il mondo. Solo così si potrà affrontare la questione dell’identità della Chiesa, senza rischiare rigidità e anacronismi. 

Ma i problemi, che il mondo pone, dividono il ‘noi’ dei cristiani. Si rischia di non riuscire più a parlarsi e a non essere più uniti. Di non essere più una comunità. E il criterio di sinodalità approfondito nell’ultima assise altro non è che il ricominciare ad avere il coraggio di parlarsi. 

Come procedere? Ecco alcuni criteri, facili da dire ma non da fare. Saper individuare, con il raccontarsi e il mettersi in gioco, gli ‘stati nascenti’, ossia quelle intuizioni per l’oggi della Chiesa che hanno il ‘sapore’ di Vangelo; renderli ‘stati istituenti’ riconoscendoli, dando a loro un nome, custodendoli, rafforzandoli; infine condividendo e coltivando i suddetti ‘stati istituenti’, così come fecero i Padri della Chiesa nei primi secoli del cristianesimo, per dare i fondamenti alla realtà storica della chiesa.

La riflessione non si è fermata qui. Una seconda riflessione “Sentieri da percorrere” della stessa teologa ha offerto alcune piste per il futuro della Chiesa, individuando i passi da compiere per rifondare il ‘noi’ della comunità ecclesiale.

Paola Landra