Al santuario di Maria Ausiliatrice dell’opera Don Orione la celebrazione della 34ª Giornata mondiale del malato, con la riflessione sul buon Samaritano e l’unzione degli infermi.
Nel santuario di Maria Ausiliatrice dell’opera don Orione di via Verdi, assiepato da molti malati e semplici fedeli, mercoledì 11 febbraio, in occasione dell’anniversario dell’apparizione della Madonna a Lourdes, è stata celebrata la 34ma edizione della “Giornata mondiale del malato” sul tema “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.
Alle 15, all’altare a presiedere la messa c’era don Attilio Riva, direttore dell’opera di via Verdi, con i concelebranti sacerdoti Bruno Libralesso, Arcangelo Campagna, Egidio Montanari, missionario orionino in Ucraina a Kiev e l’argentino Miguel Fernandez.
All’ambone don Attilio Riva ha proposto una riflessione, prendendo spunto dal messaggio per la giornata di papa Leone XIV che ha inteso riproporre l’immagine del buon Samaritano.
Il pontefice ha ripreso la riflessione sul passo di san Luca con la chiave dell’enciclica “Fratelli tutti” di papa Francesco, dove: “La compassione e la misericordia verso il bisognoso non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano nella relazione con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore. Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza, che impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano”.
“L’amore non passivo, va incontro all’altro - ha proseguito - essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero ‘Samaritano divino’ che si è avvicinato all’umanità ferita”.
Nel brano di Vangelo san Luca dice che il samaritano “sentì compassione”. Il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura. Ma non lo fa da solo “il samaritano cercò un affittacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo”.
In un altro passaggio citando sempre il papa: “Nell’esortazione apostolica ‘Dilexi te’, non ho fatto riferimento alla cura dei malati come a una ‘parte importante’ della missione della Chiesa, ma come un’autentica ‘azione ecclesiale’.”.
Don Riva ha concluso “il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita basato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio”.
Al termine dell’omelia i sacerdoti presenti hanno amministrato il sacramento dell’unzione degli infermi ai malati e ai fedeli che l’hanno richiesto, con l’imposizione delle mani e l’unzione con l’olio. Dopo la benedizione finale è stata letta la preghiera per la giornata mondiale del malato.
In serata è stato recitato come consuetudine il rosario presso la Casa dell’Istituto delle suore Canossiane in via Torricelli.