Riflessioni a cinquant'anni di distanza

Come era la festa di s. Valeria cinquant’anni fa? Leggendo ‘l’Amico della Famiglia’ dell’aprile del 1976, dalle parole dell’allora parroco don Giuseppe Rimoldi, che presenta gli appuntamenti religiosi della festa di s. Valeria, si evince che c’era molta partecipazione di popolo, perché si era ancora nel periodo di tempo in cui era ancora possibile soddisfare il precetto pasquale, secondo quanto la Chiesa comandava. I valori religiosi erano molto sentiti e praticati, e le principali celebrazioni presentavano un santuario “gremito”.


Ma in un altro articolo sempre dell’edizione di aprile 1976, si legge anche: “É ancora valida la festa di s. Valeria?”. Era la voce di un gruppo di giovani, che cinquant’anni fa si ponevano questa domanda, confrontando il loro modo di vivere la festa con quella dei loro genitori e, in particolare, con gli anziani.


«Certo si può facilmente constatare – così scrivevano - che per noi giovani la festa della Madonna di s. Valeria ha un significato differente da quello che può avere per le persone più anziane, e che in essa varie cose sono mutate non tanto per ciò che riguarda la sua apparenza esteriore, quanto per il suo senso più profondo. Una volta durante la festa i momenti di fede erano vissuti come comunione, come incontro con tutto il popolo, e la “festa vera e propria” come espressione di gioia comunitaria e di ciò che si sentiva dentro di sé; ora, invece, questi momenti vanno sempre diventando più freddi e personali: si va cioè attenuando il motivo religioso e comunitario». Un confronto tra generazioni, in cui i giovani capivano di vivere i valori trasmessi in modo diverso da quello dei loro genitori.


Cosa possiamo dire al riguardo, oggi, dopo cinquant’anni?  Gli ultimi decenni ci hanno mostrato che l’individualismo si è accentuato sempre più, grazie anche ai livelli di benessere raggiunti nel nostro Paese, tanto da rendere, per la maggior parte del popolo, le feste comunitarie, anche sì religiose di questo tipo, irrilevanti. 


Non si è perso, però, il cuore della festa. Si è trovata la forza di osare strade nuove, si sono sperimentati linguaggi nuovi per trasmettere ‘l’acqua fresca’ della fede e ‘lo spirito vitale’ della tradizione della Chiesa. La ‘gioia comunitaria’ non ha perso la sua appetibilità perché è rimasta una sana risposta all’autoreferenzialità e alle solitudini che assillano i nostri tempi.


Quale senso profondo, quindi, dare alla festa della Madonna di s. Valeria? Guerre, malattie, catastrofi... sono ancora in atto, e sembrano aumentare ogni giorno sempre più. Ci ritroviamo sempre più disorientati, impauriti... abbiamo bisogno di chiedere protezione, di invocare soccorso in vari frangenti della vita quotidiana e nei momenti di estremo pericolo, sia per sé, sia per i propri cari, che per il mondo intero. Ci si ritrova a ringraziare la Madonna per i favori concessi, e agli ex-voto, se ne aggiungono ogni anno di nuovi...


Cari giovani del 1976, possiamo dirvi che anche per noi, oggi, dopo cinquant’anni, la “festa vera e propria” è poter avere il dono della fede, poter ringraziare e, soprattutto... poter essere una comunità!     

                  

Paola Landra